Alla scoperta del grano saraceno

Recentemente il grano saraceno è salito alla ribalta per una gaffe clamorosa (non la prima) di una deputata del M5S che l’ha scambiato per un tipo di granturco importato dall’estero, in “difesa dell’italianità” delle nostre produzioni. In realtà il “grano saraceno” di grano ha ben poco, così come di “saraceno” (un aggettivo usato per definire i pirati arabi, in modo generico, durante l’età medievale dell’espansione araba). Il grano saraceno è uno dei due cereali che non appartengono alla famiglia delle graminacee. È una pianta erbacea annuale, con un ciclo piuttosto limitato, e una radice a fittone non moto sviluppata. I fiori sono di colore variabile, riuniti in diverse ramificazioni, circondati da fogliame.

Il grano saraceno è una specie che si adatta soprattutto alle zone temperato-fredde, svolgendo però, il suo ciclo nella stagione estiva o primaverile-estiva, perché soffre molto gli squilibri termici e le carenze d’acqua, giovandosi al meglio di una temperatura intorno ai 20 gradi, di una buona luminosità e di terreni poco acidi.

Può essere individuato come coltura principale, ma data la sua brevità e il suo ciclo, non è infrequente che venisse usato come coltura intercalare tra una produzione a ciclo lungo e l’altra. Attualmente la sua diffusione nel mondo è molto limitata e in fase di riduzione a favore di altri cereali, con un’importazione limitata anche nel nostro paese. Il grano saraceno è coltivato per ottenere la granella o la pianta intera. Sono poche le varietà disponibili ed è difficile ottenere un miglioramento genetico. La raccolta della granella è ottenuta attraverso i sistemi tradizionali di mietitura meccanica, scegliendo il momento in cui la maggioranza dei semi è matura. La raccolta della pianta intera con falciatrice va fatta all’inizio della fioritura e non oltre, in quanto l’indurimento successivo del fusto rende il foraggio non più appetibile. La granella del grano saraceno viene utilizzata per produrre fiocchi o farina, ma anche per alimentare il bestiame. L’assunzione prolungata di grano saraceno è sconsigliata, va bene come supporto e per variare la dieta di cereali integrali nella propria cucina, eliminando progressivamente i pasti ottenuti dalla farine bianche.

Non contenendo glutine, viene spesso indicato nelle diete per gli intolleranti, e non contiene ovviamente colesterolo, ma invece è molto ricco di elementi nutritivi di alto valore, antiossidanti e rinvigorenti, da utilizzare in caso di fatica e stanchezza, per la presenza di amminoacidi e sali minerali. In cucina viene usato quindi per fare la polenta, ma può essere usato per creare dolci e zuppe.

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