Come ci si sente da depressi: parlano i malati

La depressione è considerata il male invisibile. È una condizione medica debilitante, un mistero per la comunità scientifica, ma che può essere riassunta nell’espressione il “male di vivere” come diceva una celebre lirica di Eugenio Montale.

È stato chiesto, nemmeno da un punto di vista clinico, ma proprio per spirito di osservazione a diversi pazienti trattati per la depressione, come si sentissero veramente, com’era essere depressi e come – se è successo – ne siano usciti.

In tanti hanno riferito che nei punti più bassi, il pensiero più ricorrente era quello della morte. Da chiedersi se il dolore di vivere fosse superiore a quello di morire e lasciarsi andare. Spesso in tanti hanno aggiunto di aver avuto l’impulso di andare a sbattere con l’auto. Il cosiddetto effetto Werther dopotutto e assai conosciuto dalla psichiatria. A causa del successo del famoso romanzo di Goethe, molti giovani volendo emulare il protagonista si suicidarono. Il punto è che a farlo non furono persone normali, ma quelle deboli, che non aspettavano altro che una spinta per farlo.

Gli psicologi consigliano, ad esempio, di non prendere mai un aereo nei giorni successivi alla notizia di un suicidio di una celebrità. Questo perché potrebbe spingere chi ancora non l’ha fatto all’ultimo, estremo gesto. E come sappiamo non mancano le cronache di suicidi tra i piloti delle linee commerciali.

Un’altra pericolosa sensazione è quella indotta dalla bassa autostima: ci si sente così di poco conto, che si finisce per credere che tutto quello che ci sta accadendo in qualche modo sia meritato, che dobbiamo aver fatto qualcosa di male perché questo succedesse proprio a noi. In questo modo non si riesce mai a uscire da quel vicolo senza uscita.

Spesso a non capire lo stato d’animo dei depressi sono le persone più vicine e questo perché gli afflitti di depressione, pur di salvare le apparenze, mentono alle persone che conoscono, simulando stati di felicità. Poi quando sono da soli a casa o in camera, fanno i conti con la dura realtà.

La depressione – infatti – sembra come aspirare il nostro fluido vitale, togliendoci importanti energie che sarebbe meglio dedicare ad altro, come le relazioni sociali, il lavoro, la famiglia. Tutto assume una connotazione negativa, ma non nel senso pessimistico del termine. Si ragiona – secondo i depressi che ce l’hanno fatta – come se si vivesse dentro un imbuto nel quale giorno dopo giorno la luce si restringe man mano che lo si attraversa. Si perde così il piacere della vita: non si apprezzano più le belle cose e si viene tormentati dal pensiero che gli altri potrebbero avere delle reazioni esagerate nei nostri confronti, con dei giudizi che potrebbero ferirci. Nella stragrande maggioranza dei casi le persone vivono la loro vita e non si curano di cosa fanno gli altri, per cui scomparire nell’oblio è solo una mossa sbagliata, ma che appare rassicurante per non dover fornire spiegazioni sul proprio stato d’animo.

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