Conoscere il diabete

Spesso definita una “malattia da opulenza”, il diabete, con le sue complicazioni, è oggi considerato al quinto posto tra le cause di mortalità in Europa, colpendo una discreta percentuale della popolazione. Sembra che la probabilità che un individuo ha di ammalarsi di diabete raddoppi ogni dieci anni di vita e ad ogni eccedenza del 20 per cento del peso corporeo. In Italia sono almeno 3 milioni le persone che hanno il diabete, quasi il 5% dell’intera popolazione italiana. Un milione lo hanno, ma non lo sanno, si stima che nel 2030 la popolazione di ammalati di diabete sarà aumentata di altri 2 milioni.

La scoperta dell’insulina, salutata in un primo momento come la cura definitiva per il diabete, in quanto capace di ripristinare i “normali” livelli ematici di glucosio nell’organismo, non si poi rivelata all’altezza delle aspettative. Le complicazioni della malattia diabetica includono un indice insolitamente elevato di attacchi cardiaci, colpi apoplettici, insufficienza renale, retinopatia e gangrena. Sono molte le patologie collegate al diabete, retinopatia e ischemia cardiaca sono le più collegate e complessivamente si stima che il diabete, pur essendo una malattia con la quale si convive, colpisca lo stile di vita e la sua aspettativa, riducendola di 5-10 anni rispetto alla normalità. Date queste cifre che rappresentano un identikit di piaga sociale, con relativi costi per il sistema sanitario nazionale, il fattore prevenzione è fondamentale, soprattutto per ciò che concerne i meccanismi legati all’obesità, agli stili di vita e alle abitudini alimentari.

Ma i ricercatori non disperano. Attualmente la terapia è centrata su nuovi metodi di somministrazione dell’insulina e su mezzi di controllo della sua immissione in circolo che somigliano il più strettamente possibile ai naturali meccanismi di regolazione della glicemia.

Nel metabolismo normale, certi tipo di alimenti vengono degradati mediante i processi della digestione in monosaccaridi – principalmente in glucosio – e trasportati attraverso la corrente ematica al fegato, ove vengono captati dalle cellule ed ossidati in energia oppure polimerizzati come materiale inerte di riserva sotto forma di glicogeno. Quando il fegato diviene sovraccarico di questo “amido animale”, gli epatiti possono trasformare l’eccesso di glucosio in grasso e depositarlo nel tessuto sottocutaneo. Nel soggetto diabetico, questa ben organizzata catena di eventi – il cui scopo è convertire gli alimenti assunti con la dieta in energia immediata ed in riserve energetiche – s’inceppa ad uno stadio precoce a causa della mancanza, o della difettosa produzione di insulina, un ormone secreto dalla varietà beta delle cellule insulari del pancreas e puntato al controllo del metabolismo epatico del glucosio. Il glucosio si accumula nel sangue e, al di là di certi limiti, passa nelle urine; poiché non può essere ossidato, al suo posto vengono metallizzati i grassi e le proteine.

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