Il training autogeno nello sport

Il training autogeno viene spesso confuso con l’auto ipnosi e infatti se ne parla in relazione alla cura di alcune malattie da stress, come l’ulcera gastrica o la colite, ma in realtà è una tecnica di auto-rilassamento che può avere delle ricadute positive anche nello sport. In Italia il training autogeno ha fatto la sua comparsa, nelle discipline sportive, alla fine degli anni Sessanta, quando furono compiuti degli esperimenti seminali con una squadra di tiratori. Una disciplina, quella del tiro a volo, nella quale l’Italia eccelle e dove è necessaria grande concentrazione.

Il training autogeno poi si è trasferito anche ad altri sport, con risultati che gli atleti hanno giudicato più che lusinghieri. Ade esempio nella scherma, uno schermidore troppo aggressivo può trovare un beneficio dal compiere esercizi di training autogeno. Alcuni sollevatori di peso che hanno sempre avuto dei problemi di stile, grazie a questa tecnica di rilassamento sono migliorati notevolmente.

In pratica il training autogeno consiste nella decontrazione di tutta la muscolatura, decontrazione che diventa sempre più completa attraverso una serie di esercizi quotidiani in posizione supina o seduta. Le varie tappe del training autogeno, che inizia con un controllo della respirazione, portano l’atleta a sentire dapprima una sensazione di pesantezza agli arti, poi il loro riscaldamento, mentre il cuore inizia a rallentare sensibilmente. È qui che si sente la sensazione di uscire dal proprio corpo, che in tanti riportano. Queste sensazioni sono personali e soggettive, ma ci sono anche dei dati oggettivi: ad esempio la circolazione sanguigna nei muscoli lievita, la temperatura di tutti gli arti è più elevata, la respirazione si fa meno intensa, il cuore batte alla minima frequenza e il metabolismo è ai livelli minimi.

La distensione corporea porta pure una distensione dei nervi e consente di avere quella tranquillità e quella serenità necessaria per compiere delle imprese sportive. Benefici che si possono ottenere anche facendo uno sport amatoriale, per correggere dei difetti di concentrazione o smussare dei tratti troppo aggressivi e istintivi. Il fatto che durante il training autogeno il metabolismo cali, porta anche degli evidenti vantaggi nella conservazione della propria energia, tanto che ci si immette in una fase di riposo per certi versi simile al sonno.

Oggi spesso, con termini importati dall’esperienza americana, si parla di mental training, ma di fatto è la stessa disciplina con un nome diverso. Gli esercizi di training autogeno riguardano tutti gli arti, il tronco e le spalle, fino a sentirsi completamente rapiti da un senso di liberazione.

L’esercizio ha ricadute positive su tutte le fonti di stress, allevia le tensioni, scioglie i muscoli, distende i nervi, induce un maggior controllo del proprio umore, instillando calma e senso di benessere. Può essere d’aiuto per combattere gli stimoli della fame e quindi come coadiuvante nella cura dei disturbi alimentari. Come fonte di concentrazione aumenta la memoria, dà serenità e quindi una maggiore capacità di affrontare i problemi, abbassando i livelli di ansia e di preoccupazione. Il training autogeno non va confuso con la meditazione, anche se alcune pratiche sono comuni.

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