La sessualità nascosta del rapporto Kinsey

Quando l’America conobbe il risultato del Rapporto Kinsey, nel 1948, scoprì di non essere così puritana e conservatrice, tradizionalista e bigotta come aveva pensato. Almeno nella camera da letto delle case americane. Il paese uscito vincitore dalla guerra, con una prepotente economia in espansione, si avviava a realizzare il sogno di molti giovani, di reduci, di combattenti e dei loro figli, i cosiddetti baby boomers: una villetta a schiera con giardino e parcheggio, un’auto familiare, una seconda auto per la moglie. I figli al college, le vacanze di primavera, una gita negli Hamptons o in California ed elettrodomestici a profusione. Questi Stati Uniti in crescita sono ben descritti nel cinema moderno, ma meno in quello degli anni ’50, quando i fatti avvenivano.

Il rapporto Kinsey ha svelato che in quel tempo veniva fatta pochissima educazione sessuale o sentimentale. Le poche istruzioni ricevute da Alfred Kinsey, geniale, quanto visionario, erano forse quelle delle favole sull’impollinazione. Biologo, oramai 44 anni, studiava le vespe collezionando migliaia di esemplari e diventando un esperto di parassiti praticamente a livello sessuale, forse era stufo della cultura prevalente, che tendeva a nascondere tutto ciò che capitava in una camera da letto.

Sposato e padre di quattro figli Kinsey nel 1938, in un periodo di pace, assistette a un convegno sul tema che in verità indagava il rapporto familiare, organizzato da un’associazione studentesca femminile. Kinsey notò da biologo che i ragazzi non sapevano nulla di sesso e in generale nessuno sapesse nulla sulla sessualità degli americani. Cosa c’era dietro quelle villette così educate, pulite, eleganti e ordinarie? Decise quindi di colmare questa lacuna e di cambiare orizzonte di studi, analizzando in modo scientifico i racconti degli studenti e dei suoi concittadini, al fine di tirare fuori dei dati scientifici suscettibili di una interpretazione.

Per avere a disposizione più dati allargò il campo delle interviste alla gente comune, lasciando che rispondessero a 300 domande. In esse si affrontavano temi considerati tabù, questioni che nessuno aveva il coraggio di porre. Per tutelare la privacy e la segretezza Kinsey condusse personalmente le interviste, che coinvolsero ben 18.000 volontari, limitando al massimo gli assistenti e utilizzando comunque un codice segreto per criptare le risposte. Alle interviste seguirono le ricerche vere e proprie sul campo: arrivò a filmare i rapporti sessuali dei volontari, facendosi assistere da studiosi come l’antropologo Paul Gebhard e lo psicologo Wardell Pomeroy. Con questi pose nero su bianco le cifre e i dati raccolti. I libri via via pubblicati sulla scorta dei rapporti ottenuti ebbero una vasta eco, diventando dei bestseller e aprendo la strada alla pubblicazione di periodici patinati molto provocatori come Playboy, uscito nel 1954. Gli americani scoprirono che l’omosessualità spesso repressa era molto diffusa e cancellata dietro facciate di perbenismo. Si scoprì anche che l’astinenza prematrimoniale non esisteva, che i giovani erano ribelli, focosi, desiderosi di vivere la loro sessualità in modo discreto sicuramente, ma comunque libero. Stava maturando la società che avrebbe portato a fenomeni come Il Gigante di James Dean, il rock and roll e i primi vagiti della beat generation.

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