L’emancipazione femminile in Italia

Oggi, nel mondo capitalistico, all’interno della civiltà del benessere, molti problemi si pongono in maniera identica per la donna, di qualunque nazionalità essa sia. Il consumismo, il contesto industriale, tecnologico, incidendo in maniera analoga sul comportamento dell’individuo finiscono per creare una forma di società cosmopolita. La svedese e la danese, la svizzera e la francese, hanno modo contemporaneamente ed egualmente di assistere ad un film di Inarritu, Von Trier, Nolan così come allora si assisteva al cinema di Pasolini, Bergman, Fellini; possono acquistare i beni via internet, frequentare circoli sportivi, andare allo stadio come al teatro, possono indossare il bikini e rifiutare la pelliccia, avere abitudini sessuali proprie, frequentare più uomini e andare a lavoro in auto, anche quando si mettano in proprio. Questa emancipazione è tipica dei tempi moderni.

Eppure esistono dei problemi nazionali specifici, che vengono alla luce proprio attraverso la forma di vita della donna nei vari paesi: l’industria, pur fornendo all’interno del mondo del benessere e a tutte le consumatrici gli stessi prodotti, viene assorbita in maniera diversa, a seconda della tradizioni di ciascun paese, che ha una sua precisa fisionomia: la tecnologia offre scelte diversa, a seconda dei rapporti economici precedenti.

Il discorso specifico, perciò sulla condizione femminile di un preciso paese, consente di mettere in luce un preciso modo nazionale di intendere la vita e costituisce una premessa fondamentale per la comprensione della più generale condizione della donna nel mondo. Un italiano, prima di parlare della condizione della donna europea, di quella asiatica o mediorientale, dovrebbe conoscere i termini in cui viene trattata una donna in Italia. Da noi, nonostante i risultati raggiunti, la donna viene ancora vista in maniera tradizionalista per colpa di una cultura retrograda che la rinchiude nelle mura domestiche, in cucina, al riparo da sguardi indiscreti. Il processo di emancipazione ha conosciuto due date fondamentali col referendum per l’aborto (e la conseguente libertà sessuale concessa dalle pillole anticoncezionali) e il divorzio. Entrambi i diritti, spesso messi in pericolo da un retrivo ritorno alla tradizione cattolica, come si nota nella polemica sulle unioni civili, cui siamo giustamente costretti dall’Europa, sanciscono una vittoria della donna. Ma nella TV e nella pubblicistica in generale non è infrequente il ricorso al sessismo, figlio della matrice maschilista che ha permeato la nostra società fino agli anni ’80.

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