Lo smaltimento e la bonifica dell’amianto

Un utilizzo sregolato e incessante nel tempo, che ha contraddistinto la storia dell’edilizia per almeno 80 anni. È questo il triste resoconto che possiamo fare dell’utilizzo dell’amianto in Italia in ogni genere di costruzione: scuole, edifici pubblici, ospedali, stazioni, stabilimenti, laboratori e caseggiati residenziali. L’amianto ha una lunga storia triste alle spalle, ma la sua eredità permane ancora oggi, infiltrato com’è nel tessuto urbanistico dei centri abitati, grazie alle sue grandi qualità. Le peculiarità di questo minerale fibroso sono tali da averne decretato prima il successo e poi l’abbandono, con un lascito fatto di morti, malattie gravi, dubbi e richieste di risarcimento (come nel caso del processo Eternit). Le caratteristiche fisiche della materia sono note a tutti: grande impermeabilità, coibentante naturale, isolante termico e sonoro, ottimo riempitivo per conferire resistenza a materiali di tutti i tipi. L’amianto si è fatto così tanto apprezzare che durante il boom edilizio, dagli anni ’50 alla fine dei ’70, esso faceva parte di ogni costruzione, in un modo o nell’altro. Oggi l’amianto è definitivamente fuori legge: le nuove costruzioni non possono più utilizzarne nemmeno un grammo in nessuno dei molteplici usi in cui veniva utilizzato (coperture industriali, tetti, tubature, ciminiere, tramezzi isolanti) ed è in corso l’esecuzione di vari piani regionali per lo smaltimento e la bonifico.

Dei silicati minerali fibrosi raggruppati sotto il nome generico di amianto, sicuramente è stata accertata la pericolosità per la salute umana dell’amianto blu (crocidolite) e dell’amianto marrone (detto anche amosite), mentre per tanti anni si è dibattuto sui pericoli dell’amianto bianco (crisotilo). Questo spiega perché solo in anni recenti, cioè dopo le prime osservazioni e gli studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità si è esteso un divieto totale di estrazione, lavorazione, commercializzazione e impiego di ogni forma di amianto.

Le caratteristiche chimiche e fisiche del minerale di amianto sono responsabili delle malattie correlate, come l’asbestosi che corrisponde a un progressivo irrigidimento del tessuto polmonare, in particolare negli alveoli; il tumore ai polmoni, normalmente associato al fumo, ma indirettamente causato anche dall’amianto; infine una rara e pericolosissima forma di tumore detto mesotelioma della pleura, la cui origine è da ricavare unicamente nell’inalazione di amianto e nell’esposizione diretta al minerale. Il mesotelioma viene spesso analizzato come rappresentativo di una situazione ambientale passata, calcolando l’incidenza su una base di popolazione: per questo tumore infatti i tempi di latenza e incubazione possono durare anche tra i 20 e 40 anni dall’esposizione, anche se questa è stata di breve durata. I mesoteliomi che si verificano in questi anni sono da riferire dunque a esposizioni perdurate ancora negli anni ’80. Gli ammalati degli anni ’80 e ’90 rappresentano il picco e fanno riferimento al boom edilizio di 30 anni prima.

I piani di bonifica dell’amianto variano da regione a regione, non tutte le regioni italiane ne hanno adottato uno, però c’è la legislazione generale che impone lo smaltimento del minerale e la sua rimozione da coperture, condotte, isolanti. Un grave problema riguarda quello degli stabilimenti industriali e delle scuole. Un recente rapporto dell’INAIL ha registrato nuovi decessi tra le maestre, le più colpite dal mesotelioma: nell’arco dei 20 anni presi in esame, tra il 1993 e il 2012, si sono registrati ben 63 casi di morte dovuta al tumore più grave, non contando il tumore ai polmoni “normale”. Per l’osservatorio nazionale amianto, le scuole che ancora presentano problemi relativi alla presenza della fibra killer sono oltre 2400. Per Legambiente, nonostante l’opera di smaltimento e bonifica dell’amianto, serve almeno mezzo secolo o più per smaltire completamente tutto l’amianto presente nelle costruzione italiane e le regioni non sono tutte dotate di un sistema di raccolta e smaltimento.

Vedi anche il sito di un’azienda, ElleEmmeLisetti che fa parte dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

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