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La Prevenzione

Ipoglicemia e iperglicemia

Si diventa pallidi, si comincia a sudare troppo, ad avere palpitazioni e mal di testa o anche sbalzi di umore. Non ci si riesce a concentrare e, a volte, neanche a parlare. Sono i sintomi di una glicemia che sta scendendo sotto i 60 mg/dl, ovvero di un’ipoglicemia. Colpa di una dose eccessiva di insulina o di ipoglicemizzante orale, di un ritardo nel pasto o di non aver mangiato sufficientemente. In certi casi, la causa risiede in un esercizio fisico troppo intenso o non programmato. Anche un consumo eccessivo di alcol può provocare un’ipoglicemia perché l'alcol impedisce al fegato di compensare una glicemia bassa e di formare nuove riserve di glucosio. Niente paura: qualche bustina di zucchero e i valori tornano a livelli normali. Tuttavia il mancato riconoscimento e di conseguenza il mancato trattamento tempestivo di un’ipoglicemia grave può portare a convulsioni e perdita di conoscenza. Esiste anche il rischio di coma permanente o di morte per il rischio di soffocamento, elevato durante la perdita di coscienza. Senza arrivare a tanto, va tenuto presente che anche una minima riduzione della glicemia, pur non pericolosa per l’organismo, può alterare i sensi di una persona e le sue capacità di controllo.

Più difficile è riconoscere un'iperglicemia perché i sintomi sono meno precisi (a volte simili a quelli dell’insorgenza del diabete: eccesso di urine, vertigini, difficoltà nella visione), conseguenza di una scarsa aderenza alla terapia o della concomitanza di altre malattie. Attenzione però: se l’iperglicemia è frequente o dura per molto tempo possono sorgere gravi complicanze a carico del sistema vascolare (arteriopatie), del sistema nervoso (neuropatie), dei reni (nefropatie) e degli occhi (retinopatie). 

Un’altra conseguenza dell’iperglicemia, immediata ma rara, è la chetoacidosi che si sviluppa, quando chi è insulinodipendente rimane completamente senza insulina (perché se ne salta una somministrazione, se ne fa troppo poca, si sbaglia tipo di insulina o la penna non funziona a dovere). Mancando l'insulina, l'organismo non può utilizzare il glucosio e ricorre alle riserve di grasso per produrre l'energia di cui ha bisogno. Nel corso di questo processo vengono rilasciati i cosiddetti 'corpi chetonici'. La respirazione si fa profonda e rapida caratterizzata da un forte odore di frutta fresca. Ne può venire nausea, mal di stomaco e vomito. Se non si interviene il cervello reagisce all'acidità del sangue entrando in coma chetoacidosico.

Cosa fare in caso di iperglicemia

1.    Bere tanta acqua per contrastare la perdita di liquidi.
2.    Iniettare insulina.
3.    Controllare la glicemia e l'eliminazione di acetone nelle urine a intervalli regolari. Se la glicemia rimane alta, è consigliabile iniettare un'altra dose di insulina.
4.    Assicurarsi che i propri familiari, amici e colleghi sappiano cosa fare in caso di bisogno.

Cosa fare in caso di ipoglicemia

Se l'ipoglicemia è leggera la si può gestire efficacemente con la 'regola del 15'. Ai primi sintomi si assumono 15 grammi di zuccheri (3 bustine) o mezza lattina di una bibita zuccherata (succo di frutta o coca cola). Quindici minuti dopo si rimisura la glicemia: se resta molto bassa (sotto i 60-70 mg/d0 ) si può ripetere l'assunzione di zuccheri semplici e il controllo deve essere ripetuto finché non si rileva un valore glicemico vicino al valore ideale. Se è sotto il valore ideale, ma non così bassa, si possono assumere carboidrati complessi (per esempio del pane).

Bisogna perciò portare sempre con sé:

-   zollette, bustine o caramelle di zucchero, o una bevanda zuccherata
-   la tessera che attesta di essere diabetici
-   il kit di emergenza con glucagone e spiegare ai propri parenti e amici come iniettarlo in caso di emergenza.

Se non si interviene in tempo, infatti, o se le ipoglicemie sono frequenti e il cervello quindi vi si abitua e non fa scattare quei sintomi che ci avvertono dell’ipo, si può arrivare a non essere più in grado di deglutire lo zucchero o la bevanda. In questi casi è necessario ricorrere al glucagone: un’iniezione sottocute (si tratta di fiale già pronte all'uso riempite e con l'ago innestato) nell'addome  o anche intramuscolare o endovenosa. Il glucagone produce un rapido rilascio delle riserve di glucosio del fegato e alza la glicemia nel giro di pochi minuti di 30-40 mg/dl.

Prevenire è sempre meglio

Il primo obiettivo deve essere dunque quello di prevenire le iperglicemie, come pure gli alti e bassi della glicemia, limitandone al massimo le oscillazioni. E allora è legittimo chiedersi quando misurare la glicemia, ovvero quanto spesso e in quali momenti della giornata. Non esiste una risposta univoca, perché dipende dal tipo di diabete e dagli obiettivi che si vogliono raggiungere. Di sicuro è bene seguire le indicazioni del diabetologo e riportare i valori glicemici su un apposito diario che lui possa periodicamente controllare per perfezionare la terapia, una volta compreso l’andamento della glicemia. Ci si deve controllare anche per prevenire possibili ipoglicemie e per comprendere meglio gli effetti sulla glicemia di ciò che facciamo.

Misurando la glicemia, ad esempio, prima e dopo un pasto o prima e dopo una certa attività (il cosiddetto schema “a coppie”) possiamo sapere di quanto quel piatto o quell’attività ha aumentato la glicemia. E viceversa di quanto riusciamo a migliorare la glicemia facendo poca o molta attività fisica, variando l’alimentazione o semplicemente aggiungendo fibre al pasto.

Nel diabete di tipo 1, i controlli sono necessariamente più frequenti: la mattina prima di colazione per rilevare l'eventuale effetto alba (ovvero l’innalzamento della glicemia nelle prime ore del mattino dovuto all'aumento degli ormoni anti-insulina) o il rimbalzo di ipoglicemia notturna. Prima dei pasti per decidere la dose di insulina necessaria. Una o due ore dopo ogni pasto per controllare l’effetto dei carboidrati assunti. A questi controlli base è opportuno, una volta al mese o in determinate occasioni, misurare la glicemia nelle ore meno ‘controllate’, per esempio il tardo pomeriggio o la metà mattina o la notte. I controlli, inoltre, vanno fatti quando si avvertono i primi sintomi di ipoglicemia, 15 e 60 minuti dopo la correzione di un'ipoglicemia, quando si suppone una forte iperglicemia e prima e dopo un esercizio fisico. Come pure in situazioni speciali: durante una malattia, un forte stress e quando si assumono farmaci, tipo il cortisone, Che producono effetti iperglicemizzanti.

Cosa aumenta la glicemia

-    I carboidrati assunti in un pasto o fuori pasto.
-    La sedentarietà. Se l'esercizio fisico si riduce, come avviene per esempio d'inverno o durante i giorni festivi, bisognerebbe ridurre anche i carboidrati.
-    Gli ormoni dello stress. L'organismo risponde a ogni tipo di stimolo esterno con il rilascio di ormoni che riducono la sensibilità all'insulina. Questi ormoni sono prodotti soprattutto nelle prime ore del mattino, in tutti i momenti di stress fisico (dolore, malattia) e psicologico.

Cosa abbassa la glicemia

-    L'esercizio fisico. Un movimento costante, continuativo riduce la glicemia sia a breve termine sia nelle ore e nei giorni seguenti.
-    Fibre nella dieta. Accompagnati alle fibre i carboidrati sono assorbiti in maniera più lenta e omogenea, riducendo l'impatto sulla glicemia.
-    Farmaci. Diversi farmaci abbassano la glicemia: gli insulinosensibilizzanti, i secretagoghi e ovviamente l'insulina.

 

Numero Verde A.I.D.

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