Una teoria affascinante: l’invecchiamento programmato

Una teoria molto intrigante è quella dell’invecchiamento programmato. Secondo i teorici che l’hanno proposta essa presuppone l’esistenza di geni fissi che attivano e disattivano i periodi definiti della durata della vita di un individuo. Questi geni sono legati ad eventi biochimici inevitabili ed individualmente caratteristici. Una teoria così sorprendente spiegherebbe l’ampia differenza di longevità tra le diverse specie animali, ovvero perché l’Uomo raggiunga mediamente oltre 70 anni di vita, mentre i ratti solo tre anni. E spiegherebbe anche perché le femmine vivano più dei maschi, almeno tre anni in più come aspettativa di vita nei paesi a più alto indice di sviluppo umano.

Un esempio di invecchiamento programmato è il declino della forza muscolare con l’avanzare dell’età. Non solo diminuiscono il diametro delle fibre muscolari e la grandezza delle unità motorie, ma si riduce anche la resintesi della creatinina fosfato, una sostanza vitale per l’attività contrattile dei muscoli. I ricercatori dell’università del Michigan avevano suggerito a suo tempo che, tuttavia, controbattere simili alterazioni programmate nel tessuto muscolare era possibile stimolando l’innervazione nel fascio. I loro esperimenti, che misero a confronto ratti giovani con ratti anziani, dimostrarono alterazioni nell’invecchiamento muscolare parallele a quelle dell’uomo. Non soltanto i muscoli si contraevano meglio dopo stimolazione, ma anche la riduzione nella produzione di creatinina fosfato sembrava annullarsi.

L’implicazione di questi studi è che può essere possibile far regredire l’invecchiamento muscolare umano in modo simile. Gli antichi babilonesi spesso dicevano che “nel sangue è la fonte di ogni malattia e invecchiamento”. È ora provato che effetti gradi conseguono alla carenza di ossigenazione, veicolato dal sangue, che si instaura col progressivo deterioramento delle arterie. In questo deterioramento sono implicati due processi degenerativi. L’ateroma è caratterizzato da depositi di materiale lipidico nelle arterie di grosso e medio calibro. L’arteriosclerosi provoca un indurimento delle arterie, colpisce la tonaca muscolare media delle stesse arterie. Le miofibre degenerano e provocano la sostituzione del tessuto, ora più anelastico e cicatriziale. Questo comporta un’occlusione dell’arteria e un minor afflusso di sangue, portando a gravissimi scompensi a tutti i livelli. Un’arteria normale possiede una parete fibrosa esterna, una tonaca media fibromuscolare ed una parete interna liscia. L’ateroma produce l’accumulo di grassi sulla parete interna del vaso, restringendone il lume finché questo non viene facilmente ostruito da un coagulo ematico. L’arteriosclerosi determina l’indurimento e l’ispessimento delle fibre, aumentando il rischio di una totale obliterazione dell’arteria.

L’esercizio fisico è uno dei maggiori antidoti contro gli effetti dell’aterosclerosi senile, un’alimentazione che tenga sotto controllo colesterolo e grassi aiuta a vivere meglio e più a lungo.

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